Disabilità e trasferimento

Disabilità e trasferimento

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La norma intende l’effettivo luogo
di svolgimento del lavoro da parte
del soggetto interessato.

I limiti alle decisioni

Il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente (articolo 33, comma 5, legge n.104 del 1992, nel testo modificato dall’articolo 24, comma 1,
legge n.183 del 2010) opera ogni volta che muti il luogo geografico di esecuzione della prestazione.

Ciò anche nell’ambito della medesima unità produttiva che comprenda uffici dislocati in luoghi diversi. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 21670 del 23 agosto 2019, ha fissato un importante principio in materia
di trasferimento d’ufficio di un lavoratore che assiste un parente
disabile convivente sulla base della legge 104 del 1992.

Una dipendente di Poste Italiane in servizio a Pesaro aveva chiesto che venisse accertata l’illegittimità del trasferimento d’ufficio, dall’ufficio postale di Pesaro 7 a quello di Pesaro 8, disposto nei suoi confronti dalla datrice di lavoro. Nella domanda al Tribunale di Pesaro la dipendente aveva lamentato la violazione dell’articolo 32 legge n.104 del 1992.

La Corte d’Appello di Ancona, in riforma della decisione del Tribunale di Pesaro, ha respinto la domanda.
A sostegno della propria decisione ha osservato che nella specie lo spostamento di sede, pur comportando una maggiore distanza tra sede di lavoro e luogo di dimora della persona disabile assistita, non era tale da incidere in maniera negativa sul concreto esercizio del diritto all’assistenza. Con riguardo poi alla violazione delle norme collettive in materia ha rilevato come
l’inciso “indipendentemente dalla distanza” non doveva essere letto come un diritto alla inamovibilità.

Nel ricorso per Cassazione proposto dalla lavoratrice si censura la sentenza per non avere considerato che la norma, menzionando “la sede” e non l’unità produttiva intende l’effettivo luogo di svolgimento del lavoro da parte del soggetto interessato. Senza che possa ammettersi una valutazione giudiziale circa la incisività del trasferimento sulla effettiva capacità di assistenza della persona disabile.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso non essendosi la Corte d’Appello di Ancona uniformata al principio di diritto secondo il quale “il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità una familiare disabile opera ogni volta che muti defi-
nitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione,
anche nell’ambito della medesima unità produttiva che comprenda uffici dislocati in luoghi diversi.

Il dato testuale della norma, che fa riferimento alla sede di lavoro, non consente di ritenere che tale nozione corrisponda alla nozione di unità produttiva.

Lo spostamentoè illegittimo quando
si tratta di assistere un familiare disabile convivente.

Il divieto di trasferimento opera pure quando avviene nell’ambito
della stessa unità produttiva.


Da: La Meta Sabato Ugl

www.uglmantova.it

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