Trump batte tutti i presidenti americani a Wall Street

Trump batte tutti i presidenti americani a Wall Street

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Dall’inizio del mandato i tre indici sono migliorati di oltre il 50%. Più del doppio di quanto registrato dai presidenti americani dal 1928

NEW YORK – I mercati azionari a Wall Street da mesi continuano a ritoccare i record. Dall’inizio della presidenza Trump i tre indici S&P 500, Dow Jones e Nasdaq del principale mercato azionario mondiale sono migliorati in media di oltre il 50%.

Il 2019 mercato Toro

Nel 2019 l’indice S&P 500 ha registrato con un guadagno di oltre il 28%. Per generare questo incremento l’indice delle 500 società più importanti della borsa americana ha chiuso al rialzo nel 59,3% delle sedute del 2019. Un evento assai raro. Solo in altri cinque anni, dal 1928 a oggi, l’indice aveva chiuso così spesso in rialzo. L’anno più recente è stato il 1995, quando i giorni positivi del S&P 500 furono il 61,9% rispetto a tutte le sedute borsistiche.

Conferma di una serie positiva

Il 2019 è stato dunque un ottimo anno per i mercati azionari americani. Ma è la conferma di una serie positiva. Da quando il presidente Donald Trump è stato eletto, come si diceva, l’S&P 500 ha riportato un guadagno di oltre il 50%. Un dato che è più del doppio rispetto alla media di crescita del S&P 500 – che è del 23% – per i primi tre anni di mandato di tutti i presidenti americani dal 1928 a oggi.

L’effetto Trump sui mercati

Durante il primo anno della presidenza Trump l’S&P 500 è salito del 19,4%, contro una media storica del 5,7%. La Corporate America è stata aiutata dalla riforma fiscale lanciata da Trump che ha abbassato l’imposizione federale per le imprese dal 35% al 21%, una decisione che ha spinto i buyback, il riacquisto di azioni proprie da parte delle aziende americane e che ha contribuito a sostenere le quotazioni sui mercati azionari.

Il peso della trade war

Il secondo anno della presidenza Trump ha visto l’S&P 500 cedere il 6,2%, rispetto a una media di crescita storica del 4,5%, soprattutto a causa delle incertezze provocate dalla trade war tra Cina e Stati Uniti e per l’aumento dei tassi della Fed.

Terzo anno il migliore

Il terzo anno di presidenza, di solito, è quello migliore per la Borsa Usa se si guarda alle serie storiche con un incremento medio del 12,8%. Come detto nel 2019, terzo anno di Trump, l’S&P 500 ha avuto una crescita di oltre il 28%, più del doppio della media. Ma non è stato il migliore della storia: nel 2013, durante la presidenza di Barack Obama, Wall Street in ripresa dopo la grande crisi dei mutui, archiviò un rialzo del 32% anno su anno.

Il quarto anno il treno rallenta

Nel quarto anno del mandato presidenziale di solito l’economia americana rallenta, in ragione dell’incertezza dell’esito elettorale e del rallentamento dell’attività governativa, con le aziende che in attesa di vedere cosa accade posticipano le scelte di investimento. Questo almeno è successo nel quarto anno delle ultime cinque tornate elettorali presidenziali dal 2000 al 2016: l’indice S&P 500 in questi casi ha avuto andamenti che rispecchiano questa tendenza, in due casi addirittura è arrivato ad avere il segno meno.

La sfida di Trump nel 2020

Nel 2020 l’S&P deve aumentare del 6% per superare la media dell’incremento storico. Molto dipenderà da come andrà a finire l’accordo della “Fase Uno” tra Usa e Cina. Se il documento verrà firmato, come annunciato, a gennaio, Pechino acquisterà circa 50 miliardi di prodotti agroalimentari Usa, e gli Stati Uniti ridurranno parte dei dazi imposti sull’export cinese. Su questa partita Trump si giocherà la rielezione e il primato per poter rivendicare la maggiore crescita della storia degli indici azionari durante la sua presidenza. Non sarà facile però riuscire a far superare il 6% al S&P 500: gran parte degli analisti prevede una crescita limitata al 3,3% nel 2020.

Una corsa partita da lontano

La corsa dell’economia americana durante la presidenza Trump è comunque la continuazione di una fase positiva che prosegue ininterrotta dal 2010, dagli anni di Obama che ha superato la crisi finanziaria peggiore della storia e ha posto le basi per far ripartire la crescita.

Il riconoscimento del Washington Post

Trump è stato bravo a seguire l’onda della crescita americana con le sue politiche populiste espansive. Perfino “l’odiato” Washington Post ha riconosciuto i meriti delle sue politiche, più vicine a quelle dei democratici per tanti aspetti che alle battaglie storiche dei repubblicani. A partire dalle politiche commerciali per rivedere i problemi innescati da una globalizzazione poco regolata. Trump poi ha aumentato la spesa pubblica e gli investimenti, spingendo nei settori della difesa e aerospaziale e dell’energia, e ha spinto la crescita delle aziende con il già ricordato maxi taglio delle tasse corporate.

La crescita non è ai massimi

Tuttavia non è vero che la crescita economica con Trump è ai massimi di sempre. Secondo un report realizzato dalla Fed di Philadelphia su un panel di 37 economisti, l’outlook della crescita economica americana per i prossimi quattro trimestri appare «più debole» di quanto non lo fosse tre mesi fa. Indicatori della Fed di Atlanta e di New York ipotizzano per il quarto trimestre 2019 una crescita a +0,3% e +0,4%. Per l’intero anno le proiezioni indicano finora una percentuale di crescita del Prodotto interno lordo del 2,3%. Molto meno, ad esempio, del 5,5% del Pil registrato nel secondo trimestre 2014 durante la presidenza Obama. Diverse volte inoltre negli anni ’50 e ’60 del boom economico il Pil americano era salito ancora di più.

I consumi sono il motore

La crescita americana è sostenuta dai forti consumi che rappresentano il 70% dell’economia e mostrano una resistenza superiore alle attese, favoriti quest’anno dalla bassa disoccupazione e dai miglioramenti salariali. I salari continuano ad aumentare con la presidenza Trump, un trend che era cominciato con Obama archiviata la crisi subprime: in termini reali, tolta l’inflazione, i salari medi orari dall’agosto 2018 all’agosto 2019 sono aumentati dell’1,5% dai dati ufficiali.

Disoccupazione ai minimi

La disoccupazione è ai livelli minimi da 50 anni: ad agosto era al 3,7%, lo stesso livello registrato dall’economia americana nel settembre 1969. Dall’agosto del 2016 ad agosto 2019 gli occupati sono aumentati di oltre sei milioni. Ed è vero che sono cresciuti a livello record i posti di lavoro tra le minoranze, gli afro-americani, gli ispano-americani e gli americani di origine asiatica.

L’eredità del deficit federale

Un’eredità pesante dell’attuale amministrazione è quella del deficit federale cresciuto in maniera rapida negli ultimi anni, ai massimi di sempre: l’Ufficio del budget della Casa Bianca prevede che nel 2019 il deficit di bilancio supererà per la prima volta il tetto dei mille miliardi di dollari. Nel 2016, ultimo anno di Obama, il rapporto tra deficit-Pil era al 2,6%, nel 2018 con la riforma delle tasse di Trump, l’aumento della spesa per la difesa e il rapporto deficit-Pil è arrivato al 3,7%. A fine 2019 questa percentuale salirà ancora.

Da: corriere.it


Rassegna Stampa Ugl Mantova

www.uglmantova.it

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