Nelle mani dei giudici

Nelle mani dei giudici

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Era una delle due motivazioni, oltre alla cancellazione del cosiddetto scudo penale, per cui a inizio novembre ArcelorMittal annunciò di voler rescindere il contratto (di affitto, da tramutare in acquisto) dell’Ilva di Taranto: i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto che obbligavano i commissari straordinari di Ilva a completare alcune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 – termine che gli stessi Commissari avevano ritenuto impossibile da rispettare, e così è stato – pena lo spegnimento dell’Altoforno 2.

# Nel dettaglio, le prescrizioni si riferiscono all’automazione del campo di colata, tecnologia che avrebbe impedito l’incidente mortale sul lavoro dell’operaio 35enne Alessandro Morricella, investito e ucciso da una fiammata mista a ghisa incandescente nel giugno del 2015.

# Non sono bastati quattro anni e mezzo per procedere, ma adesso i commissari assicurano che in circa un anno i lavori saranno portati a compimento.

#L’Altoforno 2 è un impianto fondamentale per il ciclo produttivo dell’acciaieria, che resta centrale sia nel piano industriale di ArcelorMittal (che ne prevede la dismissione nel 2023) che in quello alternativo abbozzato dal governo (utilizzo fino al 2021 e dismissione nel 2022).

# Per questo la decisione che oggi prenderannoi giudici del Tribunale del Riesame – chiamati a esprimersi sul ricorso presentato dai commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria contro la decisione del giudice Francesco Maccagnano di respingere l’istanza di proroga dell’uso dell’Altoforno 2 – inevitabilmente segnerà il destino dello stabilimento siderurgico di Taranto.

# L’eventuale conferma dell’ordine di spegnimento potrebbe anche compromettere la già delicata trattativa in corso tra governo e ArcelorMittal: le operazioni preliminari di spegnimento sono iniziate dopo il 13 dicembre, ma l’impianto è ancora in marcia e deve mantenere, per ragioni di sicurezza, un livello minimo produttivo fino all’ultima fase dello spegnimento. Che inizierà dall’8 gennaio in poi, quando non si potrà tornare più indietro e non sarà più possibile una ripresa del normale esercizio dell’Altoforno 2, con lo spegnimento definitivo previsto intorno al 18 gennaio. «Tali prescrizioni – evidenziò lo scorso 4 novembre ArcelorMittal- dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. Lo spegnimento renderebbe impossibile per la Società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il Contratto».

Ds: corriere.it


Rassegna Stampa Ugl Mantova

www.uglmantova.it

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