Pensioni, il coronavirus taglia l’assegno del futuro. Ecco di quanto

Pensioni, il coronavirus taglia l’assegno del futuro. Ecco di quanto

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La revisione dei coefficienti a partire dal 1° gennaio 2021, il drastico calo del Pil, eventuali periodi di inoccupazione porteranno a cali medi della pensione futura del 5,5%

L’impatto generato dalla pandemia nel corso di quest’anno non poteva non ripercuotersi anche sul nostro sistema previdenziale. In particolare, quello pubblico.

Spesa per le pensioni a rischio «boom»

Con una spesa pensionistica destinata a crescere verso una quota del Pil ben superiore all’attuale 16%; con un debito pubblico anch’esso destinato a crescere verso più del 140% del Pil, i sistemi pensionistici – in particolare quelli finanziati attraverso il metodo della ripartizione (dove i contributi versati dai lavoratori in attività di servizio vengono utilizzati per pagare le pensioni) – saranno sicuramente soggetti a forti pressione.

Difficile risulterà mantenere tutte le disposizioni che agevolano il pensionamento anticipato. Costante e continuo dovrà risultare il monitoraggio dell’equilibrio finanziario di lungo termine; pena la stabilità del sistema. Questo in termini generali.

Gli effetti negativi del coronavirus

Il 2020 però ha portato anche degli effetti che produrranno una serie di variazioni sulle prestazioni che ciascun lavoratore percepirà al pensionamento. Alcuni collegati al Covid-19. Altri già previsti dalle precedenti disposizioni emanate.

I più importanti sembrano i seguenti: la revisione dei coefficienti introdotti a partire dal 1° gennaio 2021 per l’applicazione del metodo contributivo stabilito dall’Inps, il drastico calo del Pil che con ogni probabilità verificheremo quest’anno, eventuali periodi di inoccupazione che presumibilmente colpiranno alcuni lavoratori.

Quattro simulazioni

Ma quanto effettivamente peseranno questi eventi sulla copertura pensionistica finale? E quale dei tre eventi produrrà gli effetti più rilevanti? Abbiamo provato ad elaborare una serie di proiezioni, considerando quattro lavoratori con al 1° gennaio 2020 in alternativa 30, 40, 50 e 60 anni di età.
Per tutti si è ipotizzata un’età di prima iscrizione all’Inps di 25 anni, con una retribuzione annua lorda di 15.000 euro in valore reale a oggi.
Le prestazioni sono state stimate sempre prevedendo un pensionamento all’età di 67 anni con un’ultima retribuzione annua lorda, prima del pensionamento, pari a 30.000 euro.

IL CORONAVIRUS TAGLIA LA PENSIONE

È stato infine ipotizzato un incremento retributivo costante nel tempo e stimato le prestazioni finali nell’ambito dei diversi scenari previsti. Inizialmente è stata calcolata la pensione finale senza considerare tutti gli eventi che si sono succeduti nel corso del 2020.
Appare evidente come, a seconda delle età, la pensione finale annua lorda risulti variabile da 20.305 a 23.264 euro.

Gli scenari possibili

È stato poi riproiettato tutto ipotizzando prima l’introduzione dei nuovi coefficienti di conversione. Poi l’impatto della riduzione del Pil, prevedendo per quest’anno un calo del 10% e una futura crescita dell’1% all’anno. Infine, è stato determinato l’effetto di una eventuale inoccupazione di sei mesi.

Dai risultati ottenuti si evince come l’effetto più rilevante sulla prestazione finale sia determinato dalla riduzione del Pil. Tale riduzione infatti comporta in media per i quattro lavoratori una prestazione più contenuta di circa il 4%. Il mancato versamento dei contributi – che in alcuni casi può portare a dover rimandare il momento del pensionamento – produce un taglio medio di circa l’1%. Mentre la revisione dei coefficienti comporta una penalizzazione dello 0,50%.

Tagli medi delle pensioni del 5,5%

L’effetto complessivo di tutti e tre gli eventi porta a una riduzione totale media di circa il 5,5 per cento. In generale il sistema previdenziale italiano si troverà nel corso dei prossimi anni a dover gestire con molta attenzione le risorse disponibili. Un sistema dove la previdenza complementare sarà sempre più portata a svolgere un ruolo fondamentale, anche se il Covid-19 ha manifestato anche alcune forti criticità per i fondi pensione.

Una lezione che però questa pandemia ci lascia è che in diversi settori la diversificazione del rischio risulta essere cruciale. Quello previdenziale è sicuro tra questi. Decisamente meglio infatti ricevere la pensione da più fonti che non da una sola.

Da: ilsole24ore.it

Rassegna Stampa Ugl Mantova

www.uglmantova.it

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