L’Italia ricicla il 70% degli imballaggi. Ma poi non sa che farne

L’Italia ricicla il 70% degli imballaggi. Ma poi non sa che farne

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I dati Conai del 2019 dicono che cresce ancora la raccolta differenziata ma senza impianti e con la domanda debole fatica il mercato dei prodotti riciclati

Il riassunto in poche righe: il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha diffuso il risultato del 2019; cresce la raccolta differenziata della spazzatura, obiettivi europei anticipati, fra i migliori Paesi in Europa, e con i materiali così selezionati cresce anche il riciclo. Più di quattro imballaggi su cinque non finiscono in discarica né (per fortuna) ai bordi delle strade o in pancia alle balene.

Ma gli italiani – se sono bravissimi nel dividere la carta vasetti plastica lattine vetro cassette barattoli bottiglie, consapevoli di aiutare l’ambiente – poi non vogliono sentir parlare di impianti di riciclo («Diventeremo la pattumiera della regione»), orrore per gli inceneritori che recuperano la parte irriciclabile dei rifiuti («Devasterà il nostro territorio»), e ripugno per i prodotti ottenuti da materie prime rigenerate, percepiti più scadenti. Così, avverte il presidente del Conai, Giorgio Quagliuolo, raccogliamo forsennatamente materiali riciclabili ma poi non sappiamo che farne. Bravissimi nella fase uno, pessimi poi nella fase due.

La cronaca di questi giorni è ricca di esempi sconfortanti, come il caso della Sicilia: assediata dall’immondizia e stretta dalla morsa degli abusi e delle discariche in mano ai soliti ignoti, la Sicilia vorrebbe dotarsi di impianti ma, al motto “serve la raccolta differenziata”, perfino il ministro dell’Ambiente Sergio Costa dice che non approverà mai la costruzione di impianti per incenerire l’assedio della spazzatura alla Sicilia.

I numeri

Nel 2019 in Italia è stato raccolto e avviato al riciclo il 70% dei rifiuti di imballaggio: un totale di 9,56 milioni di tonnellate sui 13,65 milioni di tonnellate di imballaggio immessi sul mercato nazionale e riempiti di prodotti. Gli imballaggi usati sono circa un quarto della spazzatura, ma sono il quarto meglio riutilizzabile.

A paragone con il 2018 (9,27 milioni di tonnellate riciclate) la crescita è di un lusinghiero +3,1% spinto soprattutto da un aumento del 6,2% nel riciclo dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana.

Se alle cifre del riciclo si sommano quelle del recupero energetico dei materiali non rigenerabili, le tonnellate di rifiuti di imballaggio recuperate superano gli 11 milioni, quasi l’81% dell’immesso al consumo. Nel dettaglio, lo scorso anno l’Italia ha riciclato 399mila tonnellate di acciaio, 51mila di alluminio, 3 milioni e 989mila di carta, 1 milione e 997mila di legno, 1 milione e 54mila di plastica e 2 milioni e 69mila di vetro.

Il costo del sistema

Il modello italiano è uno dei sistemi europei meno costosi e più efficienti. Attraverso il contributo Conai – che noi consumatori paghiamo attraverso il prezzo di tutti i prodotti confezionati – sono stati finanziati i Comuni con 648 milioni di euro per il servizio di raccolta differenziata offerto ai cittadini, mentre sono stati spesi 421 milioni per finanziare le attività di riciclo e recupero dei nostri rifiuti riciclabili. L’Accordo Quadro Anci-Conai regola il modo in cui noi cittadini attraverso i prodotti imballati finanziamo il servizio per 58 milioni di abitanti nel 92% dei Comuni.

Il crollo dei prezzi

Moltissimi Comuni di recente hanno aderito al sistema Conai, costituito per legge più di 20 anni fa dalle circa 800mila aziende che producono o usano gli imballaggi. Una delle cause dell’adesione di questi mesi «è sicuramente il crollo dei listini del macero a fine 2019: avviare la carta a riciclo non era più profittevole», osserva il presidente Quagliuolo, imprenditore degli imballaggi di plastica.

In altre parole, non avevano più alcun incasso i sindaci che facevano da sé nel vendere la carta raccolta. Così i municipi, che fino ad allora avevano snobbato il Conai, ora hanno cercato una soluzione per non restare pieni di cartaccia raccolta e invenduta e si sono rivolti al consorzio specializzato per la carta, il Comieco aderente al Conai e, aggiunge il presidente Quagliuolo, «Conai si è quindi fatto carico dei maggiori oneri per l’avvio a riciclo di questo materiale in un momento in cui il suo valore di mercato era negativo, dimostrando ancora una volta il suo ruolo di sussidiarietà al mercato».

I materiali a confronto

Per l’acciaio (il consorzio Ricrea raccoglie per esempio barattoli e scatolette, bombolette spray, tappi corona e capsule, latte, fusti, fustini in acciaio e così via) il tasso di avvio al riciclo è l’82,2% dell’immesso al consumo, superiore all’obiettivo dell’80% fissato per il 2030 dall’Europa.

Per l’alluminio (qualche esempio: lattine di birre e bevande gassate, vassoietti take away e precotti, blister di medicine, tappi a vite, tubetti strizzabili) Bruno Rea presidente del consorzio Cial ricorda che «seppur a macchia di leopardo, le principali regioni del Sud Italia registrano performance crescenti e, a breve, saranno in grado di ridurre il divario con le aree più mature».

Da: ilsole24ore.it


Rassegna Stampa Ugl Mantova

www.uglmantova.it

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