Recovery Plan, ecco il cronoprogramma: 13,8 miliardi di spese previste nel 2021

Recovery Plan, ecco il cronoprogramma: 13,8 miliardi di spese previste nel 2021

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I dati nelle 2.487 pagine del documento inviato a Bruxelles e al Parlamento

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L’Italia punta a spendere quest’anno 13,79 miliardi dei 191,5 messi a disposizione dalla Recovery and Resilience Facility, dedicandoli a 105 interventi. L’impennata si avvia dal prossimo anno, quando i miliardi da spendere diventano 27,6 distribuiti in 167 interventi, per poi salire a 37,4 e 42,7 miliardi nei due anni successivi. Dal 2025 (38,3 miliardi) inizia una lieve discesa per chiudere il programma con i 31,6 miliardi dell’ultimo anno. Nel 2021 le risorse maggiori saranno destinate al programma di incentivi Transizione 4.0 e al fondo export gestito dalla Simest.

Il maxi-documento inviato alla Commissione Ue

Il piano effettivo di spesa emerge dalle tabelle del Recovery Plan italiano completo di allegati, un maxi-documento inedito da 2.487 pagine che il governo ha spedito il 30 maggio alla commissione Ue e ha trasmesso il 4 maggio al Parlamento. Nelle tabelle e negli allegati tecnici, in inglese, prendono forma concreta strategie e progetti delineati nelle 273 pagine del piano pubblicate fin qui. E si dettagliano i contenuti dei provvedimenti attuativi chiamati a far viaggiare la pubblica amministrazione ai ritmi serrati imposti dal Piano. O almeno a provarci.

IL CALENDARIO DEL RECOVERY

La governance del piano

Il primo impegno è rappresentato dalla coppia di decreti legge che dovranno disciplinare la governance del piano e «assicurare la capacità amministrativa necessaria ad assorbire gli investimenti del Recovery». Le tabelle inviate a Bruxelles per ufficializzare gli impegni assunti con la commissione fissano una data limite per i due provvedimenti: il 20 maggio per le semplificazioni e il 31 per la governance.

E soprattutto mettono in fila i dettagli del meccanismo che avrà alla Ragioneria generale il centro di controllo e a Palazzo Chigi la cabina di regia. Il decreto governance dovrà occuparsi di otto temi chiave, che vanno dalla fissazione dei poteri di monitoraggio di Via XX Settembre alla definizione dei compiti delle altre amministrazioni; un sistema di rilevamento preventivo dovrà individuare in anticipo i problemi applicativi, e altrettanto preventivo e automatico dovrà essere il meccanismo di «superamento» degli inciampi attuativi facendo scattare anche i poteri sostitutivi quando gli «enti attuatori» si rivelano troppo lenti.

Il decreto dovrà avviare anche le strutture di assistenza tecnica, che per regioni ed enti locali sarà garantita anche dal piano di reclutamento dei mille esperti in progetti e procedure. Lo stesso provvedimento disegnerà le procedure «fast track» per gli investimenti del Recovery Plan, forti anche delle deroghe che dieci giorni prima dovrebbero essere state introdotte dal Dl semplificazioni. La costruzione degli staff di coordinamento e monitoraggio e delle strutture di audit e controllo chiude l’elenco dei compiti del decreto.

Controlli e rendicontazioni

Il controllo, si diceva, abiterà a Via XX Settembre, nell’ala del Palazzo delle Finanze occupata dalla Ragioneria generale dello Stato. Ma nelle intenzioni del governo avrà una forte declinazione pubblica, con un sito internet dedicato al Recovery in cui finiranno tutti i dati sull’attuazione.

Sul piano amministrativo, a governare la massa delle informazioni sarà a regime «Regis», il nuovo sistema telematico con moduli dedicati non solo alla rendicontazione finanziaria (somme impegnate, somme spese e così via) ma anche fisica di ogni singolo progetto. In Regis finiranno anche i dati su frodi, irregolarità e fondi finiti fuori bersaglio. Il sistema di controllo e redincontazione sviluppa i modelli seguiti anche per i fondi di coesione (anche loro attesi in «Regis»), con un’architettura complessa. Anche troppo, secondo le discussioni tecniche che si stanno animando nel governo in questi giorni.

Gli stanziamenti per il primo anno

Il punto, secondo alcuni ministri di spesa, è avere la possibilità reale di centrare i target annuali. Nel primo anno oltre 1,7 miliardi sono prenotati dal piano di incentivi alle imprese Transizione 4.0 che nel complesso è finanziato con quasi 14 miliardi di fondi europei. Un miliardo e duecento milioni nel 2021 vanno al rifinanziamento del fondo 394 per l’export gestito dalla Simest, per il quale c’è già una norma pronta da inserire nel nuovo «decreto sostegni». Un miliardo e cento milioni sono destinati a interventi nei Comuni in particolare per l’efficientamento energetico. Settecento milioni sono destinati alla messa in sicurezza e riqualificazioni degli edifici scolastici. Nel primo anno per superbonus e sismabonus al 110% saranno invece impiegati 461 milioni.

Altri progetti presentano un profilo di spesa più sbilanciato verso gli anni finali del piano. È il caso ad esempio del passaggio in cloud dei dati della Pubblica amministrazione, con 900 milioni su 1 miliardo concentrati tra il 2024 e il 2026, del piano 1 Gigabit per la diffusione della fibra ottica con 3 miliardi su 3,8 nello stesso periodo, e degli interventi per realizzare nuovi impianti per la gestione dei rifiuti (1,2 miliardi su 1,5).

Da: ilsole24ore.it

www.uglmantova.it

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