Ferie non godute

Ferie non godute

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Il lavoratore non può rinunciare ad un periodo di riposo annuale retribuito

Tredici anni senza

Come è noto le ferie sono un diritto costituzionale irrinunciabile.
L’articolo 36 della Costituzione prevede che “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunziarvi”.

Del diritto alle ferie si occupa poi il codice civile all’articolo 2109 che stabilisce che il lavoratore ha diritto, decorso un anno di servizio senza interruzioni, a un periodo di ferie retribuite.

Con la sentenza n. 16656 del 21 giugno 2019 la Cassazione si sofferma ancora sulla questione del carattere di prova della busta paga. Questa volta in relazione al mancato godimento delle ferie da parte del lavoratore. Un dipendente di un Laboratorio di Analisi Cliniche di Catanzaro ha fatto ricorso al giudice per vedersi riconosciuta la indennità sostitutiva per ferie e festività
soppresse non goduti in tredici anni di lavoro oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria.

La Corte d’Appello di Catanzaro ha ritenuto che il ricorrente avesse fornito la prova documentale del mancato godimento dell’intero periodo di ferie annuali, relativamente agli anni oggetto della controversia, allegando il conteggio analitico anno per anno relativo alle poste retributive delle quali chiedeva il riconoscimento e producendo le buste paga di cui aveva domandato la previa disamina al giudice di merito.

In particolare la Corte ha ricavato la prova del fatto costitutivo della pretesa dall’asserito svolgimento dell’ininterrotta prestazione lavorativa per tredici anni, comprovata dalle buste paga prodot
te, in cui ha rinvenuto la conferma del mancato godimento del riposo retribuito nella misura contemplata dal contratto collettivo applicato dall’azienda e conseguentemente la piena legittimità del diritto rivendicato dal lavoratore. Circa l’orientamento di legittimità (richiamato nei motivi del ricorso dell’azienda) che afferma la relatività di quanto certificato dal datore in busta paga la Corte di Cassazione sottolinea come esso sia stato affermato in un contesto del tutto diverso, cioè in relazione alla contestazione da parte del lavoratore delle risultanze contenute in busta paga.

Nel caso in esame le contestazioni provengono dal datore di lavoro, ossia dallo stesso soggetto che ha emesso il documento contabile. Ma il contenuto di esso non può che assumere il valore di prova contraria a quanto affermato dal dichiarante. È del resto pacifico l’orientamento di legittimità con cui si afferma (ex
articolo 2697 codice civile) che incombe sul datore di lavoro la
dimostrazione dell’oggettiva insessistenza delle condizioni che
giustificano l’applicazione delle tutele in materia di lavoro.

La busta paga può essere una prova prodotta dal dipendente sul reale godimento.

Si fa riferimento alla Costituzione,
articolo 36, e al codice civile, articolo 2109.

Da: la Meta Sabato Ugl

www.uglmantova.it

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